28 marzo 2017
Aggiornato 10:00
No a bombardare i barconi

Migranti, Sarraj: «Non accetteremo che l'Ue rispedisca i profughi in Libia»

Il premier libico Fayez al Sarraj ha dichiarato che la Libia non accetterà respingimenti di migranti da parte dell'Ue, nè tantomeno bombe sui barconi o interventi militari

TRIPOLI - «L'emigrazione non può essere risolta con il bombardamento dei barconi, come qualcuno propone in Europa». E' quanto ha detto il primo ministro libico Fayez al Sarraj, in un'intervista a Die Welt, riproposta da Repubblica.

Soluzione nei Paesi d'origine
Secondo il premier del Governo di accordo nazionale, «occorre cercare la soluzione nei Paesi d'origine dei migranti». «Essi necessitano di stabilità politica ed economica, e di opportunità di sviluppo. Per porre fine al problema dell'emigrazione abbiamo bisogno di una visione comune con l'Unione Europea», ha insistito Serraj, che non riprenderebbe i profughi giunti in Italia dal territorio libico come la Turchia si è impegnata a fare in base agli accordi con l'Ue. «No. Noi non accetteremo che l'Ue ci rispedisca i migranti. Da noi non possono vivere. La situazione dei migranti che vengono qui dal Sud è del tutto diversa da quella della Turchia. Non si possono confrontare», ha commentato.

Nessun intervento militare
Nelle scorse ore il premier libico Fayez al-Sarraj è tornato a escludere un intervento militare internazionale nel suo Paese contro lo Stato islamico. «E' vero che abbiamo bisogno della Comunità internazionale per la nostra lotta contro il terrorismo ed è vero che qualcosa abbiamo già ricevuto - ha dichiarato il capo del governo di unità nazionale sostenuto dall'Onu in una intervista al francese Journal de Dimanche - ma non stiamo parlando di un intervento internazionale, che sarebbe contrario ai nostri principi».

I bisogni della Libia
Serraj ha ribadito che la Libia ha bisogno di armi e tecnologia collegata: «immagini satellitari, aiuto tecnico.. Non bombardamenti». E ha assicurato che la "totale vittoria sull'Isis a Sirte è vicina», bastione dei jihadisti nel Paese nordafricano. «Speriamo che questa guerra contro il terrorismo porterà all'unità della Libia. Ma ci vorrà tempo. E la Comunità internazionale lo sa».

Lotta all'Isis
Intanto, nel Paese le truppe del generale Khalifah Haftar che fanno capo al parlamento di Tobruk «sono riuscite ad entrare nelle ultime due roccaforti» dei jihadisti dello Stato Islamico (Isis) a Bengasi, città ad est del Paese Nordafricano. A riferirlo è la tv satellitare al Arabiya che cita fonti militari secondo le quali «l'operazione di liberare completamente i due bastioni è questione di ore». Secondo le stesse fonti, nelle due zone attaccate dall'esercito, Souq al Hut («Il Mercato del Pesce») e al Sabri «la maggior parte dei terroristi sono stati fatti prigionieri o uccisi mentre quelli rimasti in vita sono fuggiti via mare», hanno detto le fonti all'emittente panaraba.

(Fonte Askanews)