28 marzo 2017
Aggiornato 21:30
Un bilancio al termine del summit

G7: crescita, immigrazione e terrorismo, le 3 sfide dei grandi della Terra

I leader dei sette Paesi più industrializzati del mondo avevano un'agenda quanto mai fitta. Ma si sono concentrati su tre priorità. Ecco quali

ISE-SHIMA - E' stato un G7 particolarmente denso, con moltissime questioni sul tavolo. Ma la fitta agenda dei capi di Stato dei sette Paesi più industrializzati del mondo si è concentrata su tre priorità: economia, emergenza migranti e terrorismo. Partendo da un presupposto, da tutti condiviso: "La crescita globale è la nostra urgente priorità», si legge nel comunicato di chiusura dei lavori.

1. Crescita economica
Di fronte a un'espansione economica riconosciuta come «modesta» e «al di sotto del potenziale, con persistenti rischi di debolezza», i leader del G7 si sono impegnati a mettere in campo politiche «più vigorose», usando tutti gli strumenti a disposizione, la politica monetaria, quella di bilancio e le riforme strutturali, oltre che l'espansione del commercio mondiale. I capi di Stato si sono impegnati a migliorare le condizioni della classe media, e a predisporre strumenti di lotta efficace contro la corruzione e l'evasione fiscale. Non è ancora chiaro quali saranno le misure specifiche, ma pare esserci accordo sugli intenti. Il premier giapponese, che ha ospitato il vertice, ha ottenuto che nel documento finale si parlasse di «strategie fiscali da adottare cooperando» per rafforzare la crescita, ma non che si annunciasse un'azione di stimolo di bilancio coordinata, vista la prevedibile opposizione tedesca e britannica. Il G7 ha anche riconosciuto che la crescita monetaria da sola non basta a generare un'espansione sostenibile, e che tassazione e spesa pubblica vanno orientati alla crescita, assegnando la priorità a investimenti di alta qualità. I leader hanno infine definito la Brexit «un serio rischio per la crescita», dopo l'allarme lanciato di recente dai lavori preparatori del G7 e le stime choc fornite dal Tesoro britannico.

2. Crisi migratoria
Non solo: nel documento finale si citano anche «potenziali choc di origine non economica»: in primis, crisi migratoria, conflitti geopolitici e terrorismo. I flussi di rifugiati, in particolare, sono «una sfida globale che richiede una risposta globale». Risposta che dovrebbe prevedere un aumento dell'assistenza ai rifugiati e ai Paesi che li accolgono, l'aumento dello sviluppo delle regioni coinvolte, con particolare attenzione all'Africa, al Medio Oriente e ai Paesi vicini, di origine e di transito dei flussi. Il G7 ha anche incoraggiato l'ampliamento delle opportunità di ricollocamento, ma alla fine ha ammesso che la crisi si risolverà solo con la pacificazione dei Paesi d'origine, compresa la Siria. Il tema aleggiava sul summit già prima del suo inizio. Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk in conferenza stampa col presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker aveva affermato che la situazione migranti in Europa è migliorata con la chiusura della rotta balcanica, ma la rotta «mediterranea resta attiva e i dati degli degli ultimi giorni non sono incoraggianti sugli arrivi da nord Africa e Libia verso l'Italia».Quindi, l'appello: "bisogna fare di più, serve un grande lavoro e l'Ue ha bisogno del sostegno e della solidarietà del G7 e dei suoi partner»

3. Terrorismo
Fra gli altri temi trattati anche quello del terrorismo, che sollecita una risposta anche di stampo economico: stop al finanziamento ed al pagamento dei riscatti. «Condanniamo duramente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Siamo preoccupati dell'aumento degli attacchi», recita il comunicato finale, a pochi giorni di distanza dall'inizio degli Europei di calcio in Francia, riconosciuti dall'intelligence francese un possibile target per i terroristi. E sulla Libia, i leader del G7 hanno proclamato il proprio impegno a lavorare "accanto al governo di unità nazionale» di Sarraj come «il solo e legittimato governo della Libia e ci appelliamo a tutte le parti libiche affinché lo riconoscano».

Fissati i problemi, quali soluzioni?
Il G7 sembra dunque aver ben chiare le principali sfide globali da affrontare, ma sulle ricette sussiste ancora una certa vaghezza, al di là dei generici appelli e degli impegni ufficializzati. Lo osserva anche il Japan Times sul piano dell'economia: l'urgenza di spingere la crescita globale ha messo tutti d'accordo, ma sugli strumenti manca ancora una visione comune e precisa. Nessuno spostamento si è registrato, ad esempio, sull'austera posizione di Germania e Gran Bretagna in materia fiscale, nonostante l'esplicita richiesta di coordinazione giunta da Tokyo. Alla fine, il summit non sembra preludere a nessun cambiamento significativo: ogni Paese continuerà a prendere le proprie decisioni indipendentemente dagli altri, scrive il Japan Times.