29 aprile 2017
Aggiornato 17:30
Accordo a rischio?

Turchia, Erdogan contro Ue: «Non dateci ordini». E sui migranti: «Abbiamo speso 20 miliardi»

Il presidente turco si è lamentato di non aver ancora ricevuto i fondi promessi dall'Ue per contenere il flusso di profughi. E ha intimato a Bruxelles di non dare ordini ad Ankara

ANKARA -  Tayyp Recep Erdogan punta i piedi. Dopo la firma del controverso accordo sui migranti con Bruxelles e le dimissioni "necessarie" del premier Davutoglu, il patto con il Vecchio Continente sembra sempre più in bilico. «L'Ue chiede alla Turchia di cambiare la legge antiterrorismo. Da quando governate la Turchia? Chi vi ha dato questa autorità?»: ha provocatoriamente chiesto Erdogan, riferendosi in particolare alle condizioni poste da Bruxelles, perché Ankara ottenga l'esenzione dai visti Schengen per i suoi cittadini. Erdogan ha anche criticato il Consiglio di sicurezza dell'Onu: «Non credo che possa prendere decisioni giuste senza neppure un rappresentante degli 1,7 miliardi di musulmani» come membro permanente. 

Il conto
Erdogan ha quindi lanciato una frecciata a Bruxelles, quasi a presentarle il conto della collaborazione turca: «Spero che i vertici Ue manterranno la promessa fatta e chiuderanno questa questione» della liberalizzazione dei visti Schengen «al più tardi dentro ottobre», ha dichiarato.  «Abbiamo agito - ha sottolineato - come difensori per tre milioni di persone, fuggite dalla tirannia e dalla violenza. Abbiamo speso oltre 10 miliardi di dollari per i rifugiati. A seguito dell'assistenza dei bilanci locali e delle ong, la spesa complessiva ha raggiunto i 20 miliardi di dollari». A fronte di questa spesa, il presidente turco ha lamentato di non aver ancora ricevuto i finanziamenti promessi dall’Unione europea. Il riferimento è all’accordo firmato il 18 marzo scorso in cui è anche previsto che alla Turchia vengano erogati tre miliardi di euro per assistere il Paese nella sistemazione dei rifugiati. 

Lotta all'Isis
E sul fronte della lotta all'Isis, il presidente turco, più volte accusato di essere «complice» dei jihadisti , ha dichiarato che a Turchia si prepara a «ripulire la frontiera» siriana dalla presenza dell'Isis. «Stiamo facendo i preparativi necessari per ripulire l'altro lato della frontiera (siriana, ndr) in ragione delle difficoltà incontrate a Kilis», la città frontaliera turca regolarmente presa di mira dal lancio di razzi attribuito da Ankara all'Isis, ha dichiarato Erdogan. Accusando ancora una volta i membri della coalizione antijihadista guidata dagli Stati uniti di avere «lasciato da sola» la Turchia, Erdogan ha spiegato: «Non abbiamo ricevuto il sostegno che desideravamo da parte dei nostri alleati, in particolare dai Paesi che dispongono di forze armate nella regione».

I risultati
«Quanto dovremo aspettare i nostri alleati mentre i nostri cittadini cadono martiri ogni giorno per le strade di Kilis a causa dei razzi lanciati dall'altro lato del confine?» ha insistito Erdogan. «Lasciatemi dire che non esiteremo a prendere le misure necessarie», ha aggiunto. Ma Erdogan ha rivendicato i risultati dell'impegno turco contro i jihadisti. A suo avviso, dall’inizio delle ostilità con l’Isis, l’esercito turco avrebbe ucciso in Siria e in Iraq 3.000 jihadisti. «Nessun altro Paese – ha affermato Erdogan - sta combattendo il gruppo jihadista quanto la Turchia, né ha subito le sue stesse perdite». Una cifra che è stata parzialmente smentita dal capo di Stato Maggiore, Hulusi Akar, che ha detto che i combattenti dell’Isis uccisi dalle truppe di Ankara sarebbero stati finora 1.300.  Fino ad oggi Ankara ha sempre escluso un intervento militare nel Nord della Siria. Il premier turco dimissionario Ahmet Davutoglu aveva assicurato a inizio maggio che la Turchia è pronta a inviare truppe in Siria «se necessario».