28 aprile 2017
Aggiornato 08:00
Il premier turco minaccia di non rispettare l'accordo

Migranti, tra Ue e Turchia si prepara già il divorzio?

L'accordo tra Ue e Turchia sui migranti è stato firmato solo da un paio di settimane, ma già rischia di saltare. A dimostrarlo, le minacce del premier turco Davutoglu di non rispettare l'accordo qualora l'Europa non faccia altrettanto. Soprattutto in tema di liberalizzazione dei visti

ANKARA - Sul «matrimonio» con la Turchia di Erdogan sembra già imperversare la tempesta. Il governo turco è pronto a cancellare il suo accordo sui rifugiati firmato con l'Unione europea se i Paesi Ue non rispetteranno gli impegni presi a proposito della facilitazione dei visti per i turchi entro giugno, ha dichiarato il premier turco Ahmet Davutoglu prima di partire alla volta di Strasburgo. La risposta del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker non si è fatta attendere: «La Turchia deve soddisfare tutte le condizioni rimanenti» e i criteri non saranno «annacquati».

Il nodo dei visti
Al centro della discussione ci sarebbe soprattutto la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi in viaggio in Europa, che - ha specificato Juncker davanti alle richieste turche - andrà avanti solo se Ankara rispetterà tutti i criteri previsti dall'Unione europea. «Non faremo eccezioni», ha tuonato il presidente della Commissione europea. Mano ferma, dunque, contro le minacce di Ankara, pronta a non tenere fede all'accordo firmato solo qualche settimana fa con l'Europa, e che dovrebbe dare sollievo agli Stati europei sulla rotta balcanica, in primis la Grecia.

Botta e risposta
Juncker ha ricordato che Ankara deve rispettare tutte le condizioni «così la Commissione potrà adottare la sua proposta nei prossimi mesi», ha dichiarato in una sessione plenaria dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. «La Turchia è un interlocutore serio - ha spiegato il premier Davutoglu ieri, scrive Hurriyet - Fa quello che ha promesso e non consentirà deviazioni dall'implementazione di quello che è stato concordato. Ma è un impegno comune. Se l'Ue non può fare i passi necessari, non può aspettarsi che la Turchia faccia i suoi». Il premier turco ha aggiunto che «in assenza» delle facilitazioni dei visti entro giugno «nessuno si aspetti che la Turchia rispetterà i suoi obblighi». Sulla questione è intervenuto anche il presidente Erdogan, che non ha usato mezzi termini: «L'Ue ha più bisogno della Turchia di quanto la Turchia abbia bisogno dell'Ue», ha dichiarato.

Un patto troppo debole, un matrimonio troppo altalenante
Non è la prima volta che dalla Turchia giungono all'Europa minacce di questo genere dalla firma dell'accordo. Già in passato Erdogan aveva affermato che se l'Ue non prenderà le «misure necessarie", la Turchia si sentirà autorizzata a non tener fede alle sue promesse. Minacce che non fanno ben sperare sull'efficacia del patto. Abbiamo già più di una volta parlato dei motivi per cui quel piano difficilmente funzionerà, e anzi finirà per ritorcersi contro non solo all'Italia, ma anche alla Grecia. E oggi sembra essere giunta l'ulteriore dimostrazione: del resto, che «matrimonio» è uno che si fonda su ricatti e minacce?