1 ottobre 2016
Aggiornato 03:00
Grandi potenze, attori regionali, regime, ribelli, jihadisti, curdi

Siria, ecco i principali attori coinvolti nella guerra in Siria

La guerra in Siria, scoppiata il 15 marzo 2011 dopo la repressione sanguinosa da parte del regime di Bashar al Assad di manifestazioni pacifiche in favore delle riforme nel Paese, si è internazionalizzata con il coinvolgimento di grandi potenze e attori regionali

DAMASCO - La guerra in Siria, scoppiata il 15 marzo 2011 dopo la repressione sanguinosa da parte del regime di Bashar al Assad di manifestazioni pacifiche in favore delle riforme nel Paese, si è internazionalizzata con il coinvolgimento di grandi potenze e attori regionali. Un accordo di cessate il fuoco, negoziato da Stati uniti e Russia, scatterà a mezzanotte di oggi. Il principale ostacolo alla sua applicazione è rappresentato dalla presenza di al Nusra, gruppo jihadista affiliato ad al Qaida e in quanto tale escluso dall'accordo di tregua. Di seguito un elenco delle forze in campo in Siria:

Regime e suoi alleati
L'esercito siriano, che contava circa 300.000 uomini all'inizio delle ostilità, è stato dimezzato a seguito di morti e defezioni. Dal 2011 il regime ha perso il controllo di oltre il 70% del territorio a profitto dei ribelli moderati o islamisti, di al Nusra, dei jihadisti dell'Isis e dei curdi. Ma il territorio ancora sotto il suo controllo è da considerarsi strategico, perché comprende Damasco, Homs e Hama nel Centro, il litorale e una parte di Aleppo nel Nord, ovvero regioni in cui vive circa il 60% della popolazione ancora presente in Siria. Da settembre 2015, le forze fedeli a Damasco hanno recuperato il controllo su parti del territorio grazie al sostegno dell'aviazione russa nelle province di Aleppo, Latakia e Deraa. Le milizie filo-regime contano adesso tra 150mila e 200mila unità. La principale, le Forze di difesa nazionale, ha circa 90.000 combattenti ed è stata formata nel 2012. Ad essa si aggiungono alcune milizie locali nonché combattenti arrivati da Libano, Iran, Iraq e Afghanistan. Il movimento più importante è quello degli sciiti libanesi Hezbollah che, secondo gli esperti sono impegnati in Siria con 5.000/8.000 uomini. La Russia, alleata di peso del regime di Damasco, è intervenuta il 30 settembre in aiuto del presidente Assad, lanciando raid aerei contro ribelli e jihadisti. L'Iran, principale alleato regionale di Assad, ha inviato migliaia di combattenti per aiutare l'esercito siriano e sta impiegando numerosi consiglieri militari, nonché ingenti risorse finanziarie.

Ribelli
Inizialmente rappresentati da disertori e civili armati, i ribelli riuniti nella coalizione denominata Esercito siriano libero si sono progressivamente eclissati, lasciando il posto a una miriade di fazioni in maggioranza di ispirazione islamista. I ribelli non sono più preponderanti se non in una manciata di regioni, principalmente attorno Damasco, nel Sud del Paese, in alcune aree di Aleppo, soprattutto ad Est della città. Ma contando le regioni in cui si sono alleati con il Fronte al Nusra, controllano circa il 20% del territorio, secondo i dati forniti dall'Osservatorio siriano sui diritti umani. Uno dei gruppi ribelli più importanti è Ahrar al-Sham. Creato nel 2011 e finanziato dai Paesi del Golfo e dalla Turchia, è presente soprattutto nel Nord siriano, nelle aree di Aleppo e Idlib. Di ispirazione salafita, ha tentato nel 2015 di presentarsi come moderato agli occhi dell'Occidente. Ha subito numerosi rovesci nella zona di Aleppo a seguito dell'offensiva militare del regime a inizio febbraio. Jaish al-Islam è invece il più importante gruppo ribelle nella regione di Damasco, in particolare nel Ghouta orientale. Il Fronte del Sud raggruppa invece movimenti armati non islamisti che controllano alcuni settori della provincia di Deraa, nel Sud del Paese.

Fronte al Nusra
E' il più importante gruppo jihadista in Siria dopo l'Isis. Composto essenzialmente da jihadisti siriani, si distingue dai ribelli per la sua aspirazione a uno Stato islamico. Numerosi ribelli siriani hanno raggiunto i suoi ranghi, attirati dai suoi mezzi finanziari e dalla sua migliore organizzazione. Guidato da Abu Mohammad al-Jolani e classificato come organizzazione «terroristica» da Washington e l'Onu, al Nusra si è alleato con gruppi ribelli nelle province di Idlib e Aleppo. Ugualmente presente in altre regioni, è tuttavia in condizioni di minoranza in rapporto ai ribelli nel Ghouta orientale, a Deraa, ad Homs e Hama. Con Ahrar al-Sham e altri alleati, ha formato nel 2015 "l'Esercito della conquista" che, secondo gli esperti, riceverebbe finanziamenti da paesi del Golfo.

Isis
E' il gruppo meglio organizzato, il più brutale, il più ricco. Dal suo intervento nel conflitto siriano, nel 2013, ha conquistato ampie porzioni di territorio. Guidato da Abu Bakr al Baghdadi, forte di decine di migliaia di uomini venuti dall'estero, combatte contro regime, al Nusra, ribelli e curdi. A giugno 2014 ha proclamato un Califfato sul suo territorio conquistato in Siria e in Iraq. Nel 2015 ha subito alcune sconfitte, in particolare a Kobane e Tall Abyad, e controlla ormai meno del 40% del territorio siriano, nell'Est (Deir Ezzor, la maggioranza della frontiera con l'Iraq), nel Nord (Raqqa, una parte di Aleppo), nel centro (Palmira). Ha compiuto attentati spettacolari che hanno fatto decine di morti.

Curdi
Repressi per decenni, i curdi hanno tratto profitto dal ritiro dell'esercito siriano dalle loro regioni del Nord-Ovest del Paese per stabilire un'amministrazione locale. Possono contare sull'aiuto della Comunità internazionale nella lotta contro l'Isis ed hanno approfittato della sconfitta dei ribelli contro il regime per assumere il controllo di alcune località ad Aleppo e vicino alla frontiera turca. Controllano ormai oltre il 10% del territorio della Siria e tre quarti del confine turco-siriano.

Turchia
L'artiglieria turca bombarda da metà febbraio le Unità di difesa del popolo curdo (Ypg), accusate di «terrorismo».

Coalizione internazionale
Gli Stati uniti e numerosi Raesi arabi hanno lanciato a settembre dei raid aerei contro l'Isis in Siria. A loro si sono uniti numerosi paesi occidentali, tra cui il Regno unito e la Francia. Diciassette paesi sono riuniti nel gruppo di sostegno alla Siria - e tra questi l'Italia - che sta discutendo in queste ore le modalità di applicazione del cessate il fuoco concordato da Usa e Russia.

(Con fonte Askanews)