4 dicembre 2016
Aggiornato 07:00
La Corte Costituzionale potrebbe essere chiamata a deciderlo

Angela trema: le sue politiche di accoglienza sono «illegali»?

Con un gradimento politico sempre più traballante e una coalizione che rischia di sfasciarsi, le cose potrebbero anche peggiorare per Angela Merkel. Perché c'è chi è convinto che la sua cultura dell'accoglienza sia illegale, e vuole chiamare in causa la Corte Costituzionale

BERLINO - Angela Merkel - si sa - ormai da tempo non se la passa troppo bene. Le sue politiche di accoglienza nei confronti dei profughi siriani le sono valse, in patria, una vera e propria fronda da parte del gruppo alleato dei cristianosociali (Csu), nonché una decisa inflessione nel suo livello di gradimento. Ma ora la situazione potrebbe anche peggiorare, perché le decisioni della cancelliera potrebbero addirittura essere messe in discussione dalla stessa Corte Costituzionale. Sembra infatti che il benvenuto offerto ai migranti potrebbe avere dei profili di illegalità.

Quell'emendamento nella Costituzione tedesca
La questione è stata posta, la scorsa settimana, dal governatore della Baviera e leader della Csu Horst Seehofer, che ha definito la politica di Angela Merkel il «regno dell'ingiustizia», utilizzando però un termine più ambiguo che potrebbe valere anche per «illegalità». Ed è proprio lui che deciderà se la Baviera intenterà una causa al governo di fronte alla Corte di Karlsruhe. Come riporta l'Economist, l'argomento secondo cui la cultura dell'accoglienza merkeliana sia non solo «scomoda» ma addirittura «illegale» è piuttosto popolare tra i conservatori e sostenuto da alcuni giuristi. Uno di questi è Hans-Jürgen Papier, ex presidente della Corte Costituzionale membro della Csu, secondo cui un emendamento del 1993 alla Costituzione tedesca sostiene che la protezione internazionale non sia accessibile (o possa non esserlo) per coloro che provengono da Paesi sicuri, come sono in effetti tutti gli Stati vicini alla Germania.

Dublino docet
In realtà, è lo stesso trattato di Dublino che obbligherebbe i migranti a fare richiesta d'asilo nel primo Paese sicuro d'arrivo, quel trattato che l'Italia chiede da tempo a gran voce di modificare. Qualche apertura da parte di Bruxelles c'è stata, ambiguamente accompagnata, però, dalla proposta di sospensione di Schengen per due anni, e il conseguente ripristino dei controlli alle frontiere. Eppure, il fatto che sia la stessa Costituzione tedesca a prescrivere quella regola potrebbe cambiare le cose, soprattutto per Angela Merkel. Se infatti la Germania, per Costituzione, non è obbligata ad accogliere, secondo Papier la decisione dovrebbe essere presa dal Parlamento e non dal governo, specialmente in virtù delle dimensioni della crisi. Peccato, però, che il Bundestag non abbia mai votato alcun provvedimento in tal senso.

Accoglienza contraria ai principi del federalismo?
Udo di Fabio, altro ex giudice costituzionale, si spinge anche più in là. A suo avviso, la posizione della Baviera è supportata dalle modalità di funzionamento dello stesso federalismo tedesco. Perché nella Repubblica federale di Germania, i 16 stati e le municipalità sono legati tra loro da diritti e doveri. Eppure, la crisi migratoria ha messo in discussione quell'equilibrio, visto che è l'agenzia federale a controllare le frontiere e decidere sulle domande d'asilo, ma rimangono gli stati ad assicurare accoglienza e servizi sociali. E se il governo consente l'arrivo di flussi incontrollati - prosegue di Fabio -, i singoli stati (come la Baviera) vengono messi nella posizione di non poter più garantire pubblica sicurezza ed esercitare le proprie funzioni. 

Una posizione difficile
Sebbene la Corte Costituzionale tedesca non si occupi, solitamente, di risolvere dispute politiche, anche le sole minacce di ricorrervi sono particolarmente significative. Perché la Merkel governa in coalizione, ed è evidente che quella «minaccia legale» giunta da Seehofer suoni come una esplicita dichiarazione di rottura. Alla cancelliera non converrebbe perdere il sostegno della Csu, visto il vertiginoso calo di popolarità che sta attraversando nel Paese. L'unica via per salvarsi politicamente sembrerebbe, insomma, quella di chiudere le frontiere della Germania. E in questo caso, gli argomenti sulla «illegalità» della cultura dell'accoglienza potrebbero darle man forte nel giustificare il proprio dietrofront.