17 gennaio 2017
Aggiornato 13:30
Dopo attacco a sedi diplomatiche saudite nella Repubblica islamica

Crisi tra Riad e Teheran, la tensione si diffonde a macchia d'olio

Numerosi Paesi, tra cui Qatar e Gibuti, stanno richiamando il proprio ambasciatore a Teheran dopo l'attacco alle sedi diplomatiche saudite in Iran. Intanto, le proteste contro l'uccisione dell'imam sciita proseguono

RIAD - Il Qatar ha richiamato il suo ambasciatore a Teheran. Lo riferiscono media ufficiali locali. La decisione giunge dopo l'attacco alle sedi diplomatiche saudite in Iran, che ha fatto seguito all'esecuzione da parte di Riad dell'imam sciita Nimr al Nimr. «Il ministero degli Affari esteri qatariota ha richiamato oggi l'ambasciatore del Qatar a Teheran a seguito degli attacchi all'ambasciata del regno d'Arabia saudita a Teheran e al consolato generale a Mashhad», ha confermato il direttore del ministero, Khalid bin Ibrahim al Hamar.

Giordania
Il ministero degli Esteri giordano ha invece annunciato di aver convocato l'ambasciatore iraniano ad Amman per protestare contro gli attacchi che hanno colpito le sedi diplomatiche saudite nella Repubblica islamica dopo l'esecuzione da parte di Riad dell'imam sciita Nimr al Nimr. Le autorità giordane hanno espresso «ferma condanna» e «rifiuto categorico degli attacchi e degli abusi contro le rappresentanze diplomatiche», ha detto un portavoce del ministero citato dall'agenzia di stampa ufficiale Petra. Queste azioni sono considerate attacchi «inaccettabili e deplorevoli», ha aggiunto il portavoce. La Giordania ha anche «respinto le recenti dichiarazioni di funzionari iraniani" considerate "interferenza negli affari interni dell'Arabia Saudita» ed ha sottolineato "la necessità di rispettare le decisioni delle istituzioni giudiziarie saudite", ha affermato un portavoce. Giordania e Arabia Saudita mantengono stretti legami politici, economici e militari. Amman è parte della coalizione guidata dall'Arabia Saudita contro i ribelli sciiti sostenuti dall'Iran nello Yemen.

Gibuti
Anche le autorità di Gibuti hanno annunciato di avere tagliato le loro relazioni diplomatiche con l'Iran. Il ministro degli Esteri di Gibuti, Mahamoud Ali Yussuf, «ha tagliato i rapporti diplomatici con l'Iran», si legge in un comunicato del governo.

Proteste
Intanto, duemila membri e sostenitori delle potenti milizie sciite irachene hanno manifestato ieri a Baghdad per protestare contro l'esecuzione da parte dell'Arabia Saudita dell'imam sciita Nimr al Nimr. I miliziani, in uniforme, hanno mostrato striscioni e cartelli con il ritratto di al Nimr. «Chiediamo chiarezza al governo iracheno», ha detto Maytham al Allaq, leader della milizia Waad Allah, che ha chiesto «l'espulsione dell'ambasciatore saudita d'Iraq» e «il richiamo dell'ambasciatore d'Iraq a Riad». Alla manifestazione hanno partecipato la maggior parte dei gruppi della forza paramilitare Hached al Shaabi (Unità di mobilitazione popolare), tra cui «le Brigate del Partito di Dio», l'organizzazione «Badr» e «la Lega dei virtuosi».

La condanna di Rohani
Il presidente iraniano Hassan Rohani ha scritto all'ayatollah Sadegh Larijani chiedendo di risolvere con urgenza il caso dei 50 sospetti accusati di coinvolgimento nell'attacco all'ambasciata saudita a Teheran. «Una volta e per tutte questi assalti in materia di sicurezza del Paese, un insulto all'autorità dell'establishment, devono essere impediti punendo i colpevoli e coloro che hanno ordinato questo crimine palese», si legge nella lettera inviata al capo della giudiziaria iraniana.

Erdogan sta con l'Arabia
Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si è rifiutato di condannare l'Arabia Saudita per aver eseguito le condanne a morte di 47 persone, tra cui l'autorevole imam sciita Nimr al Nimr. Si tratta di una «questione legale interna» del regno, ha detto Erdogan. «Le esecuzioni in Arabia Saudita sono una questione legale interna. Se si approvi o meno la decisione, è una questione a parte», ha dichiarato il presidente turco, che lo scorso mese aveva visitato Riad a testimoniare il rilancio dei rapporti con Ankara. Erdogan ha parlato in tv, nella sua prima reazione ufficiale alla controversia. «Migliaia di persone sono state condannate in Egitto. Perché il mondo non ha reagito?» ha chiesto Erdogan, che sostiene l'ex presidente islamico deposto Mohamed Morsi. Il capo dello Stato turco, inoltre, ha definito «inaccettabile» l'attacco all'ambasciata saudita a Teheran da parte dei manifestanti che protestavano contro l'esecuzione dell'imam sciita Nimr al Nimr.

Misure contro Teheran
I diplomatici iraniani in missione in Arabia Saudita hanno lasciato questo Paese, che ha rotto le relazioni diplomatiche con Teheran dopo gli attacchi contro le ambasciate saudite nella repubblica islamica. Lo ha annunciato l'agenzia ufficiale Spa. Il personale dell'ambasciata iraniana a Riad e del consolato di Gedda, nella zona occidentale del Paese, è ripartito verso il proprio Paese «a bordo di un aereo privato iraniano», ha precisato l'agenzia di stampa saudita Spa. La situazione tra Teheran e Riad è tesissima dalle 47 condanne a morte eseguite in Arabia Saudita, tra cui quella dell'influente imam sciita Nimr al Nimr.

(Con fonte Askanews)