24 marzo 2017
Aggiornato 18:30
Proseguono polemiche e violenze

Arabia saudita, sarà la Russia il «paciere» con l'Iran?

Dopo le polemiche e le manifestazioni seguite all'uccisione dell'imam sciita in Arabia Saudita, le relazioni con Teheran si sono frantumate. Tensioni settarie emergono pericolosamente in tutta la regione

RIAD - La Russia è pronta a fare da mediatore tra Arabia Saudita e Iran per normalizzare le relazioni dopo che l'esecuzione dell'imam sciita Nimr al Nimr da parte di Riad ha provocato le ire di Teheran e la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Lo ha riferito una fonte del ministero degli Esteri russo a Interfax. «Abbiamo sempre promosso relazioni più strette tra Teheran e Riad. E confermiamo di poter agire come mediatore se entrambe le parti lo richiedano. Saremmo lieti di farlo», ha dichiarato la fonte.

Scontri e violenze
Intanto, la tensione tra i due Paesi rimane davvero preoccupante. Un civile è morto e un bambino è rimasto ferito questa notte, quando un gruppo di sconosciuti ha aperto il fuoco contro la polizia ad Awamiya, il villaggio natale dello sceicco Nimr al Nimr, accusato di «terrorismo» e giustiziato assieme ad altre 46 persone dall'Arabia saudita. Secondo quanto riferito dall'agenzia ufficiale Spa, gli spari contro la polizia hanno ucciso un civile e ferito un bambino di otto anni. Gli agenti sono ancora alla ricerca dei responsabili dell'attacco, definito un «atto di terrorismo». Nella tarda serata di ieri, le forze di sicurezza saudite hanno cercato di recuperare «attrezzatura pesante», non meglio specificata, «rubata» da ignoti nella località di Awamiya, diventando «bersaglio di colpi d'arma da fuoco» dall'origine ancora sconosciuta. Il civile ucciso, Ali Imran al Dawoud, è stato indicato come un «martire» dagli utenti dei social network. Il bambino rimasto ferito è stato subito ricoverato in ospedale e le sue condizioni sono state definite «stabili». Sull'attacco è stato aperta un'inchiesta e le forze di sicurezza sono ancora impegnate nella ricerca degli autori di questi «cattive azioni terroristiche», ha insistito l'agenzia ufficiale saudita Spa.

L'appello del fratello del «martire»
 Il fratello dell'imam sciita Nimr al Nimr, giustiziato da Riad, ha «condannato» oggi gli attacchi compiuti per rappresaglia all'esecuzione contro l'ambasciata e il consolato del regno saudita in Iran. In un tweet, Mohammed al Nimr ha scritto: «Apprezziamo i sentimenti di cordoglio espressi per il martire, ma rifiutiamo e condanniamo gli attacchi contro ambasciate e consolati del regno in Iran o altrove. Noi amiamo il nostro Paese». Mohammed al Nimr ha inoltre deplorato il fatto che il fratello sia stato tumulato «in un cimitero sconosciuto» ed ha lanciato un appello alle autorità locali affinché i resti del "martire" siano restituiti alle famiglie per essere inumati ad Awamiya, suo villaggio natale nell'Est dell'Arabia saudita.

Relazioni diplomatiche in frantumi
Ma tra Teheran e Riad le accuse reciproche non si sprecano. L'Iran ha accusato oggi l'Arabia saudita di volere aggravare «le tensioni e lo scontro nella regione», dopo la decisione di Riad di rompere le sue relazioni diplomatiche con Teheran. «L'Arabia saudita vede non solo i suoi interessi ma anche la sua stessa esistenza nel proseguimento delle tensioni e degli scontri, e cerca di regolare i suoi problemi interni esportandoli all'estero», ha dichiarato il portavoce della diplomazia iraniana, Hossein Jaber Ansari. Dopo l'Arabia Saudita, anche il Bahrein ha deciso di interrompere i rapporti diplomatici con l'Iran, dopo le polemiche seguite all'esecuzione sabato scorso di un imam sciita saudita, Nimr Baqer al-Nimr, condannato a morte dalle autorità di Riad per «terrorismo». Poche ore fa, anche il Sudan ha rotto le relazioni diplomatiche con l'Iran. Il governo di Manama ha ordinato al proprio personale diplomatico di lasciare l'Arabia Saudita «entro 48 ore», giustificando l'iniziativa diplomatica con i «vili» attacchi alle rappresentanze diplomatiche saudite in Iran e «la sempre più pericolosa ingerenza» iraniana negli affari interni dei Paesi del Golfo.

Manifestazioni
Circa 3mila persone sono scese in piazza a Teheran per manifestare contro l'Arabia Saudita, dopo l'esecuzione sabato scorso di un imam sciita saudita, Nimr Baqer al-Nimr, condannato a morte dalle autorità di Riad per «terrorismo». L'esecuzione ha scatenato l'ira delle comunità sciite, in particolare di Teheran che ha minacciato l'Arabia Saudita di «pagare a caro prezzo» la morte di al-Nimr; dopo alcuni attacchi contro le rappresentanze diplomatiche saudite in Iran Riyadh - seguita poi da Bahrein, Emirati e Sudan - ha interrotto le relazioni diplomatiche con la Repubblica Islamica.I manifestanti hanno inneggiato contro la famiglia reale saudita e bruciato le bandiere di Stati Uniti ed Israele, considerati i principali nemici della Repubblica Islamica (ma non quella saudita, che porta inscritto un versetto del Corano).

(Con fonte Askanews)