24 marzo 2017
Aggiornato 20:30
Le violenze proseguono

Medio Oriente, Israele pronta a costruire altri 55.000 nuovi alloggi nelle colonie

Israele sta tentando di estendere i piani di costruzione in Cisgiordania, in particolare in una zona ultra-delicata vicino a Gerusalemme: lo ha affermato oggi l'Ong anti-colonizzazione Peace Now

GERUSALEMME - Israele sta tentando di estendere i piani di costruzione in Cisgiordania, in particolare in una zona ultra-delicata vicino a Gerusalemme: lo ha affermato oggi l'Ong anti-colonizzazione Peace Now. L'organizzazione israeliana, che si basa su delle informazioni comunicate dal governo, spiega che le autorità vorrebbero costruire più di 55.000 alloggi in delle colonie, di cui più di 8.300 nella zona detta E1, compresa fra Gerusalemme e la colonia di Maale Adoumim, a Nord-Est della Città santa.

Le accuse dei palestinesi
I palestinesi accusano Israele di voler così tagliare in due la Cisgiordania tentando di creare una continuità territoriale, tramite le costruzioni nella zona E1, fra Gerusalemme e Maalé Adoumim, e di compromettere de facto la possibilità di erigere uno Stato palestinese. In totale il ministero degli Alloggi israeliano vorrebbe costruire 55.548 nuove unità abitative in Cisgiordania, in colonie esistenti e in due nuove colonie, secondo il rapporto di Peace Now. 

Continue violenze
La tensione in Medio Oriente diventa ogni giorno più drammatica. Un uomo palestinese che era stato ferito venerdì durante gli scontri con l'esercito israeliano al confine con la Striscia di Gaza, è morto oggi per le ferite riportate. Yusef al-Buhel, 48 anni, risiedeva nel campo profughi di Maghazi, al centro della Striscia di Gaza. Negli scontri di venerdì scorso sono rimasti feriti circa 40 palestinesi. Una portavoce dell'esercito ha detto che «centinaia di palestinesi» avevano preso parte alle proteste di venerdì e che vi erano timori che tentassero di forzare la linea di confine con Israele, motivo per cui i soldati hanno aperto il fuoco. Dall'inizio di ottobre, la nuova ondata di violenza che spesso si è tradotta in aggressioni con armi da taglio da parte di singoli individui, è costata la vita a 136 palestinesi, uccisi dalla reazione dei soldati israeliani, e di 19 israeliani, di un americano e un eritreo.

L'incredibile esecuzione al confine con l'Egitto
Sdegno e incredulità viaggiano sui social network palestinesi dopo l'uccisione, ripresa da un filmato amatoriale, di un uomo con evidenti segni di ritardo mentale falciato al confine marittimo tra Gaza e l'Egitto dalle pallottole sparate dalle guardie egiziane. #Whydidtheykillhim? (Perchèl'hannoucciso?) Chiede un hashtag twittatissimo e rilanciato su Facebook, con cui gli internauti palestinesi denunciano «l'esecuzione» di un uomo identificato solo col nome Hassan. Nel video lo si vede completamente nudo, mentre cammina in acqua e avanza verso la palizzata che segna la frontiera tra l'Egitto e l'enclave palestinese. All'improvviso, viene colpito da una pallottola, mentre altre lasciano la scia sull'acqua. Nell'inquadratura appare un uomo, un agente delle forze di Hamas - che governa la Striscia di Gaza - che si sbraccia e fischia, probabilmente per segnalare all'esercito egiziano che l'uomo non è normale e non rappresenta un pericolo. I social rilanciano anche caricature a commento dell'episodio, come due mani insanguinate che si stringono, una con la bandiera israeliana, l'altra con quella egiziana. O un corpo nudo riverso su una spiaggia, sulla pelle una versione allusiva del versetto del Corano che invita ad «entrare in Egitto, se Dio lo vuole».

(Con fonte Askanews)