30 aprile 2017
Aggiornato 01:00
Governo voleva sollevare caso, non bloccare decisione nel merito

Sanzioni Ue alla Russia rinnovate, Italia sconfitta? Non proprio

Qual era il reale obiettivo per cui l'Italia ha messo in discussione il rinnovo automatico delle sanzioni? Toglierle, o sollevare una questione di metodo?

BRUXELLES - Il via libera formale dato oggi dal Consiglio Ue alla proroga di sei mesi delle sanzioni economiche contro la Russia, dal 31 gennaio al 31 luglio 2016, era atteso, dopo la decisione che aveva preso in questo senso già venerdì sera il Coreper (il comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l'Ue); l'esito comunque non era «automatico», perché, attivando la «procedura scritta», il Coreper aveva lasciato ai governi dei Ventotto la possibilità di dire l'ultima parola, eventualmente anche bloccando la decisione (serve l'unanimità). Ma nessuno lo ha fatto.

Una sconfitta per l'Italia?
Dal momento che, alla riunione del Coreper del 9 dicembre scorso, era stata l'Italia a bloccare il rinnovo «automatico» delle sanzioni (era previsto che il punto passasse senza discussione), e a invocare una discussione politica più ampia sui rapporti strategici fra l'Ue e la Russia al di là del suo ruolo nella crisi ucraina, può la decisione di oggi essere vista come una sconfitta per la linea di Roma, una ennesima prova della scarsa rilevanza che ha il governo Renzi nelle decisioni europee? E perché l'Italia non ha approfittato della procedura scritta per inviare le sue obiezioni a Bruxelles (la necessità della «discussione politica»), invece di adeguarsi alla linea degli altri partner? Non sarebbe stato, questo, anche un modo per rispondere alla forzatura del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che ha respinto la richiesta italiana di inserire questo punto in agenda al vertice Ue di Bruxelles della settimana scorsa (una cosa, sia detto per inciso, che probabilmente non avrebbe mai fatto di fronte a una richiesta di Berlino o di Parigi)?

La reale posizione dell'Italia
A queste domande, fonti diplomatiche da Bruxelles rispondono puntualizzando che l'Italia, in realtà, non aveva mai messo in discussione il merito della questione: il prolungamento di sei mesi in sei mesi delle sanzioni alla Russia (decise la prima volta per un anno, il 31 luglio 2014, in risposta al sostegno dei Mosca ai secessionisti ucraini) era stato deciso al Consiglio europeo (con l'appoggio dell'Italia) nel marzo scorso, fino a quando non fossero stati pienamente attuati gli accordi di Minsk sul cessate il fuoco e il ritiro delle forze militari e delle armi pesanti dalle zone del conflitto nell'Est Ucraina. E una prima proroga era già stata decisa il 31 luglio scorso, fino al 31 dicembre. Né l'Italia, né nessun altro paese mette in dubbio la valutazione sul mancato rispetto di quegli accordi da parte russa entro la scadenza fissata (il prossimo 31 dicembre). «Dal momento che gli accordi di Minsk non saranno pienamente attuati entro il 31 dicembre 2015, la durata delle sanzioni è stata prolungata mentre il Consiglio continua la sua valutazione del progresso dell'attuazione», spiega una nota diffusa oggi dal Consiglio Ue.

Metodo sbagliato
Per l'Italia, insomma, quello che era sbagliato era il metodo, la mancata discussione, l'automaticità di misure che comunque hanno un costo in termini diplomatici, rendendo più difficile il rapporto con un paese cruciale per la coalizione internazionale contro il cosiddetto "Stato islamico", e in termini economici: secondo la Coldiretti, ad esempio, le esportazioni dei prodotti Made in Italy verso la Russia sono crollate del 27,5% nel 2015 per effetto dell'embargo russo adottato in risposta alle sanzioni europee.

Automatismi rimessi in discussione
La domanda a cui rispondere, dunque, è se l'Italia sia riuscita a «cambiare il metodo», pur accettando comunque la decisione finale. Secondo le fonti diplomatiche, l'obiettivo è stato in effetti raggiunto. Il «no» italiano del 9 dicembre ha fatto molto discutere, e reso chiaro che proprio la posizione dell'Italia (bene le sanzioni finché sono necessarie, ma salvare il rapporto con la Russia) è ormai maggioritaria nell'Ue. E poi, ha rimesso in questione gli automatismi, visto che quello che era stato programmato originariamente come un «punto senza discussione» in Coreper è stato alla fine adottato con una «procedura scritta» in cui qualunque governo può intervenire e anche bloccare la decisione finale. Non è successo questa volta, ma potrebbe succedere la prossima, a fine luglio 2016: non è un avvertimento, ma una possibilità che bisogna mantenere aperta.

(Con fonte Askanews)