28 marzo 2017
Aggiornato 21:30
Dall'11 agosto la divisa russa ha perso il 4,28%

Rublo in picchiata insieme al barile

Pesano il basso prezzo del petrolio, le difficoltà dell'economia interna dovute a embargo e sanzioni, oltre alla svalutazione dello yuan e alla preoccupazione per l'economia cinese

MOSCA (askanews) - Prosegue anche oggi il calo del rublo. La divisa russa dimostra tutta la sua debolezza contro euro e dollaro e la sua dipendenza dal prezzo del petrolio, risentendo del limitato accesso al mercato dei capitali internazionali. E mentre la svalutazione dello Yuan ha spaventato gli investitori di mezzo mondo - con il timore di un rallentamento dell'economia cinese, che negli ultimi anni è stata il motore della crescita globale - per Mosca i fattori veramente importanti sono altri. Purtroppo sempre gli stessi.

Legame al barile
L'economia russa continua ad essere legata mani e piedi al barile e alle materie prime, nonostante il Cremlino continui a puntare sulla diversificazione. Dall'11 agosto, quando la banca centrale cinese (Banca Popolare cinese) ha annunciato una svalutazione pilotata dello Yuan, prima dell'1,9% e il giorno successivo dell'1,6%, il calo - notevole per una moneta gestita - ha avuto una serie di effetti sia sui mercato occidentali che su quelli asiatici. Su questi in particolare è seguita a cascata la frana delle divise del sud-est asiatico: il won sudcoreano ha perso il 2,16%, il dollaro di Singapore l'1,7%, mentre il dollaro taiwanese il 2,73%. Ma ogni record lo ha battuto il rublo russo, scivolando del 4,28%.

Timori per flessione economica cinese
I timori russi per una flessione più generale dell'economia cinese si erano già palesati al doppio vertice dei paesi a rapido sviluppo Brics e della Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco) a Ufa (Russia) a inizio luglio, dopo che a marzo la Borsa di Mosca aveva iniziato il trading dei futures su base bivalutaria rublo-yuan nel segno di una maggiore integrazione economica tra Mosca e Pechino. Nei corridoi del summit si parlava principalmente dei cali della Borsa cinese. Tanto che Vladimir Putin, nella conferenza stampa finale, tenne a precisare: «Le difficoltà economiche sono ovunque", ma "la Cina era e nello stesso modo rimarrà la locomotiva della economia mondiale». Poco prima era stata annunciata la visita del presidente russo in Cina per il 3 settembre prossimo.

Problematiche interne
Ma Pechino secondo gran parte degli analisti non è il principale problema. Le sanzioni occidentali e l'embargo russo contro i prodotti occidentali sembravano, nelle parole di Putin ma soprattutto in quelle del primo ministro Dmitri Medvedev, l'occasione per la Russia di sviluppare una produzione interna. E far partire la propria economia, sganciandosi dalle materie prime. A quasi un anno e mezzo dall'inizio della crisi ucraina (e dunque delle misure sanzionatorie e della spaccatura con l'Ovest), non è così: lo dimostrano la svalutazione della divisa nazionale arrivata a 73 rubli per un euro e l'inflazione che con tutta probabilità chiuderà di nuovo l'anno all'11%. Mentre l'alleato alternativo a Est, il Dragone, appare sempre più debole.

Lontani i tempi d'oro del barile
Nel frattempo, i tempi d'oro per il barile sembrano molto lontani. Se durante il 2014, il costo medio del Brent era circa 99 dollari, nel 2015 si è sui 50-60 dollari. E' più che un semplice problema, tenuto conto che il settore del petrolio e del gas in Russia porta la metà delle entrate di bilancio, con la major Rosneft e il colosso del metano Gazprom considerati i maggiori contribuenti per il fisco russo. Sia da Alfa-Bank, il capo analista Natalia Orlova, sia da Gazprombank, il suo collega Egor Susin, concordano sul fatto che il vero duro colpo per l'economia della Russia è l'oro nero a buon mercato. Secondo Orlova, il costo delle materie prime intanto diminuisce a causa della preoccupazione degli investitori in relazione al rallentamento dell'economia cinese. Ma, la svalutazione del Renminbi influenza solo indirettamente il rublo. Per Susin: la svalutazione dello yuan non ha un impatto significativo sulla moneta russa. «Il fattore primario per il rublo ora sono i prezzi del petrolio, tutti gli altri fattori non sono molto significativi» dice l'esperto. Ma è indubbio che un rallentamento più generale dell'economia della Cina, uno dei più grandi consumatori di materie prime nel mondo, non aiuterebbe Mosca. Anzi: un calo della domanda di materie prime, potrebbe fiaccare il rublo ancora di più, dopo il maxicrollo e il conseguente terrore sui mercati di Mosca a dicembre. In parte rientrato, ma non del tutto.