26 maggio 2017
Aggiornato 22:30
Smantellate cellule Isis: arrestati 93 jihadisti

Ecco come l'Isis tentava di radicarsi in Arabia Saudita

L'Arabia Saudita ha annunciato oggi l'arresto di 93 jihadisti, tutti legati allo Stato islamico (Isis), e ha reso noto di aver smantellato diverse cellule terroristiche che progettavano attentati in tutto il regno wahabita contro personalità politiche e militari. Ecco i piani e le mosse del Califfato per radicarsi in Arabia Saudita.

RIAD (askanews) - L'Arabia Saudita ha annunciato oggi l'arresto di 93 jihadisti, tutti legati allo Stato islamico (Isis), e ha reso noto di aver smantellato diverse cellule terroristiche che progettavano attentati in tutto il regno wahabita contro personalità politiche e militari, e anche contro la sede diplomatica degli Stati Uniti a Riad. Secondo un comunicato del ministero dell'Interno, gli arresti hanno avuto luogo a partire da dicembre 2014, su alcuni mesi, e la maggior parte dei detenuti sono cittadini sauditi, scoperti grazie soprattutto al monitoraggio dei social network. Ed ecco quanto emerge dalle informazioni diffuse oggi dal ministero saudita:

Soldati della terra dei due luoghi sacri
La prima cellula «terroristica» scoperta si faceva chiamare «Jund Bilad al Haramein» («Soldati della terra dei due luoghi sacri», in riferimento alla Mecca e la Medina, ndr) ed era composta da 15 elementi «tutti sauditi ed arrestati il 30 dicembre 2014». A capo della cellula, un cittadino saudita «esperto in ordigni esplosivi».

Autobomba sperimentale nel deserto
Le riunioni di una cellula si tenevano in zone desertiche nella zona di al Qasim (a metà strada tra la capitale Riad e la città santa della Medina). Le riunioni si tenevano in un «resort, preso in affitto per lo scopo». In questo luogo, «venivano fatte esercitazioni con armi e munizioni» e in particolare i membri della cellula «hanno eseguito una prova in aperto deserto per verificare il funzionamento degli ordigni caricati su un'auto imbottita di esplosivi».

Decisivo il monitoraggio dei social 
Il filo che ha portato gli agenti di sicurezza ai jihadisti «è stato l'intenso monitoraggio degli account sui social network" di alcune persone, che facevano attraverso la rete "opera di proselitismo»; uno degli arrestati «era stato individuato per avere postato sul suo account una fotografia in cui mostra al figlio di 9 anni video di azioni jihadiste» dell'Isis.

Una donna per adescare un ufficiale da uccidere
Tra gli arrestati, grazie proprio al monitoraggio della rete, «una donna» che «era stata usata dai terroristi per adescare un ufficiale dell'esercito, che doveva essere ucciso».

Attacco all'ambasciata Usa a Riad
Stando al comunicato del ministero dell'Interno saudita, lo scorso 12 marzo sono giunte informazioni su una «operazione kamikaze» contro la sede diplomatica Usa a Riad con un'autobomba. L'intelligence saudita avrebbe scoperto un «coordinamento tra tre persone: un cittadino saudita e due siriani residenti in uno Stato del Golfo» che non viene indicato. Uno dei due siriani sarebbe «entrato nel Regno il 9 marzo»; motivo per il quale sarebbe scattato l'allarme e il conseguente «potenziamento delle misure di sicurezza a difesa dell'obbiettivo indicato», ovvero la sede dell'ambasciata Usa. Dalle indagini è emerso che il saudita, originario della città santa di al Madina, «si occupava nella raccolta di donazioni illegali» e che ha «confessato i suoi legami con due siriani.»

Giuramento di fedeltà al califfo
Il primo febbraio è stato arrestato un cittadino saudita sempre nella zona di al Qasim; dalle indagini è emerso che l'uomo aveva contatti con l'Isis tramite la rete «al fine di formare una cellula terroristica». Nella mail dell'arrestato gli inquirenti hanno trovato un messaggio di "fedeltà al califfo Abu Bakr al Baghdadi"

Cellula per istigare lo scontro tra Sciiti e Sunniti
Tra le cellule smantellate, una scoperta il 7 marzo scorso con l'arresto di 65 persone: tutti sauditi ad eccezione di uno yemenita e un palestinese. Il compito principale di questa cellula «era quello di incitare all'odio confessionale» tra la maggioranza sunnita e la esigua minoranza sciita concentrata nella parte orientale del regno. Istigazione che sarebbe stata resa possibile con «propaganda in rete tra i giovani», ma anche con attentati contro le autorità sauditE nelle zone abitate da una maggioranza sciita.