28 marzo 2017
Aggiornato 10:00
Tobruk lancia l'allarme ma Tunisi non conferma

Isis: ora tocca alla Tunisia?

Secondo Abdallah Al Thani, leader del governo riconosciuto dall'Occidente, milizie jihadiste dello Stato Islamico e quello di Boko Haram hanno raggiunto o stanno raggiungendo i gruppi terroristici presenti in Libia e stanno marciando verso l'ex colonia francese, dover però la notizia non viene riportata. Intanto rumors parlano di uno sconfinamento di truppe egiziane in suolo libico

TUNISI – Secondo Abdallah Al Thani, il leader del parlamento di Tobruk, milizie jihadiste dello Stato Islamico (Isis) e quello di Boko Haram hanno raggiunto o stanno raggiungendo i gruppi terroristici presenti in Libia. Sempre secondo le sue fonti, i miliziani nigeriani si starebbero avvicinando al confine con la Tunisia. Difficile è capire come abbia ottenuto queste informazioni di intelligence, in quanto la regione che confina con la Tunisia è in mano ad altre fazioni in lotta per il controllo della Libia, tra le quali il nuovo General National Congress.

TUNISIA, FRONTIERE BEN PRESIDIATE - Da parte tunisina tutto tace a riguardo. La Tunisian news agency (Tap), la principale agenzia stampa del Paese, non ha riportato la notizia. Il portavoce del ministero della Difesa di Tunisi, Belhassen Oueslati, è apparso ieri sera sul canale Tv nazionale Al Watanyia 1, dichiarando: «Grazie alle tecnologie sviluppate dai nostri ingegneri tunisini controlliamo perfettamente le nostre frontiere terrestri e marittime, in particolare quelle tunisino-libanesi, e siamo in grado di agire in tempo e affrontare qualsiasi eventualità». Inoltre il militare ha ricordato: «Nel 2011 le unità dell'armata nazionale sono riuscite a distruggere 5 camion a Kébili e altri 3 a Borj El Khadhra, che trasportavano armi e a confiscare altri 2 camion sul territorio tunisino». Il portavoce del ministero ha aggiunto che le capacità operative dell'esercito sono state rafforzate da un lungo processo di formazione e di addestramento, che le ha rese capaci oggi di «difendere e proteggere le frontiere». Oueslati il giorno precedente ha rilasciato altre dichiarazioni, in cui ha spiegato che il suo Paese ha rafforzato la presenza di truppe al confine con la Libia, inviando unità della «guardia nazionale e della dogana, che andranno a mettere in sicurezza le frontiere ed impediranno qualsiasi tentativo di infiltrazione di terroristi, di traffico d'armi o di contrabbando». L'ufficiale ha sottolineato che la Tunisia «segue da vicino» l'evolversi del conflitto in Libia e ha aggiunto che aerei militari ed elicotteri stanno compiendo operazioni di ricognizione, per sorvegliare lo spazio aereo, le frontiere terrestri e marittime del Paese.

ONU, SERVE SOLUZIONE POLITICA - Sul fronte diplomatico Unione europea e Usa hanno escluso opzioni diverse da quella politica per la crisi libica. La questione verrà affrontata dal Consiglio di sicurezza oggi, su richiesta del ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, che ha chiesto un «pieno sostegno» e l'autorizzazione all'uso della forza contro i jihadisti in Libia. I Paesi arabi si sono detti favorevoli, pur sottolineando che l'invio di una forza militare richiede l'assenso del governo libico, abbastanza difficile da ottenere visto che in Libia oggi siedono due parlamenti e due governi rivali, uno con legami con gli islamisti, l'altro riconosciuto dalla comunità internazionale. I Paesi occidentali sembrano aver preso le distanze dalle richieste egiziane, affermando che il tentativo negoziale sotto l'egida Onu è la «migliore speranza» per la pace.

RUMORS SU INVASIONE EGIZIANA IN LIBIA - L'Egitto dal canto suo avrebbe invaso la Libia, con truppe delle forze speciali che avrebbero sconfinato nei pressi della città di Derna, uccidendo «un gran numero di jihadisti», ha riferito l'agenzia stampa libica Sirte News, citando fonti locali «ben informate». In un tweet postato stamane sul proprio account, l'agenzia libica ha scritto: «Fonti ben informate hanno riferito che forze speciali egiziane hanno assaltato poco fa la base Abu Karim al Wahdani dell'Isis a Sud di Derna, spiegando che il commandos è riuscito a uccidere un gran numero degli uomini del'Isis e a catturare un numero di egiziani, stranieri e arabi». Il Cairo ha chiesto alle Nazioni Unite di revocare l'embargo sulle armi alla Libia, nell'ambito della sua iniziativa per un maggior coinvolgimento della comunità internazionale nella lotta contro le milizie jihadiste nel Paese. Il ministro degli Esteri, Sameh Shoukry ha dichiarato agli altri capi della diplomazia che il governo dellaLibia riconosciuto a livello internazionale deve essere meglio armato per affrontare le milizie islamiste che hanno sequestrato ampie zone di territorio. Sameh ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di farsi carico «delle sue responsabilità riguardo al deteriorarsi della situazione in Libia»e di «riconsiderare le restrizioni imposte al governo libico sulla fornitura di armi», ha spiegato il ministero in una nota.