30 aprile 2017
Aggiornato 01:00
Spartizione delle acque

Nilo, Mubarak: colloqui con Congo e Kenya

Dopo l'accordo separato siglato da Etiopia, Kenya, Uganda, Ruanda e Tanzania a Entebbe

IL CAIRO - Il bacino del Nilo e la spartizione delle sue acque sono stati il tema dei colloqui fra il presidente egiziano Hosni Mubarak e i presidenti del Congo e del Kenya. Pochi giorni fa, il 14 maggio, a Entebbe, cinque paesi (Etiopia, Kenya, Uganda, Ruanda e Tanzania) hanno siglato un accordo «separato» per la spartizione delle acque del fiume più importante d'Africa, nonostante il boicottaggio di Egitto e Sudan, che invece rivendicavano i loro «diritti storici» sulle acque del Nilo.

Gestione cooperativa - Secondo l'agenzia stampa MENA, l'Egitto vuole soppesare la sua risposta a quell'accordo, che inizialmente aveva respinto in blocco. Ieri il capo della diplomazia egiziana Ahmed Aboul aveva spiegato che erano in corso dei negoziati per determinare se l'Egitto resterà completamente fuori dall'accordo, o se invece il testo potrà essere emendato.
Il nuovo testo pone le basi per una gestione cooperativa delle risorse idriche e per l'istituzione di una Commissione permanente per il Bacino del Nilo. La Repubblica democratica del Congo e il Burundi hanno fatto sapere che sostengono l'accordo ma non l'hanno ancora firmato. L'Eritrea non ha ancora preso posizione.

Il trattato finora in vigore risale al 1929 ed era stato concluso tra l'Egitto e il colonizzatore britannico; venne emendato 30 anni dopo con l'attribuzione di quote estremamente favorevoli all'Egitto (55,5 miliardi di metri cubi) e al Sudan (18,5 miliardi di metri cubi), pari all'87% del totale. Il trattato riserva inoltre all'Egitto un diritto di veto su tutti i lavori a monte, suscettibili di ridurre la portata del Nilo, che fornisce all'Egitto il 90% del suo fabbisogno di acqua.